domenica 26 febbraio 2012

Per risolvere la crisi della politica e rafforzare la democrazia

da “La Sicilia” del 26 febbraio 2012



Finalmente qualcosa si muove sul terreno delle leggi elettorali e delle riforme istituzionali. Ma non solo. Pare che i leaders della maggioranza vogliano affrontare anche la questione della riforma dei partiti, perché sia concretamente garantito quel metodo democratico che, per il costituente (art 49), doveva essere la regola fondamentale a cui essi dovevano attenersi. C’è un’evidente relazione tra il deficit di democrazia che si registra all’interno dei partiti e la scadente qualità democratica del sistema istituzionale, tra la delegittimazione dei partiti e la delegittimazione del Parlamento.
In questo senso, gli scandali che hanno riguardato in questi mesi la gestione del finanziamento pubblico costituiscono solo la punta dell’iceberg. Queste risorse sono state a suo tempo pensate per promuovere la partecipazione politica, e non come una provvista «privata» a disposizione dei segretari e dei tesorieri dei partiti.
Siamo di fronte ad una crisi economica che sta comportando pesanti sacrifici per la stragrande maggioranza dei cittadini, che giustamente pretendono un’equa ripartizione dei sacrifici. Questo principio vale per tutte le categorie sociali, ma dovrebbe valere soprattutto per i partiti. Si tratta di assumere decisioni ragionevoli, ancorché necessitate, e soprattutto di sapere ascoltare il Paese, considerato che la voglia di discutere pare prevalere, a differenza che in passato, sulla voglia di forca. Il rapporto che si va stabilendo tra governo e popolo dimostra che la gente sa distinguere, che non fa di tutti i politici un fascio.
Ci sono, quindi, le condizioni per una rinascita della politica e dei partiti. Non è vero che nelle cosiddette società postdemocratiche sono rifiutati i partiti in quanto tali, e preferite forme di democrazia plebiscitaria. E’ ben vivo nella memoria l’entusiasmo suscitato dalle primarie in Italia, quando si gettavano le basi per fare il Pd. I partiti sono rifiutati quando essi appaiono rattrappiti, chiusi in se stessi; quando promettono le riforme e poi brigano sotterraneamente per tenere in vita, così com’è, un sistema elettorale che consente ai segretari ed ai loro uomini di fiducia di nominare gli eletti in Parlamento. E per convincersi di ciò, basti pensare alla grande partecipazione che si registra intorno ai candidati sindaci che devono essere eletti dal popolo. Il fatto che costoro sono sempre più spesso candidati eletti a dispetto dei partiti, che vincono le elezioni in quanto «eretici», non può non fare riflettere. Il meno popolare dei sindaci oggi gode del 43% dei consensi, stando ai dati pubblicati di recente dal Sole 24 ore,mentre dei partiti si fida solo il 4% degli elettori. Sulle ragioni di questa abissale distanza creatasi, in termini di fiducia riscossa, tra i sindaci eletti dal popolo e i parlamentari «nominati» dai partiti, nei palazzi della politica non si rifletterà mai abbastanza. Nessuna riforma istituzionale, grande o piccola che sia,produrrà gli effetti sperati, se prima non verranno «riaperti al pubblico» i partiti. La privatizzazione dei partiti – l’unica privatizzazione veramente riuscita in Italia – non poteva non portare ad una sempre più diffusa apatia democratica. Non servono i palliativi, come quello di ridurre il numero dei consiglieri comunali e provinciali, o di tagliare le loro indennità. Si tratta di decisioni opportune, ma che da sole non risolvono la crisi della politica. Il problema non è tanto quello di legare le mani ai partiti, magari per fare crescere il potere dei burocrati, ma di avere partiti in grado di esprimere idee e dirigenti che facciano riguadagnare alla politica il necessario prestigio. Su questo terreno qualcosa è cambiato negli ultimi tempi. Lo stile del nuovo personale di governo piace a molti, ovunque collocati politicamente. Adesso, però, bisogna fare parlare i risultati.
Il confronto che si è aperto nella maggioranza, sul tema delle riforme – legge elettorale, riordino della forma di governo parlamentare, disciplina della vita interna dei partiti – offre, anche per il metodo che si sta seguendo, l’opportunità di coinvolgere l’opinione pubblica, da anni apparsa del tutto indifferente a queste discussioni.
Un accordo tra i più grandi partiti della maggioranza su temi difficili, come la legge elettorale e la riduzione del numero dei parlamentari, oggi è possibile perché la tregua politica mette tutti nella condizione di concedere qualcosa, senza cedere alla tentazione di rivendicare regole fatte su misura, magari minacciando la caduta del governo.
Naturalmente non mancano i dietrologi, i quali spiegano che tanta disponibilità a discutere sottenda la volontà di prolungare la tregua ben oltre la fine di questa legislatura, e quindi servirebbe a poco rompere oggi sui meccanismi della legge elettorale, se la larga coalizione è destinata a rimanere in piedi anche dopo le elezioni politiche.
Il governo Monti, insomma, sarebbe sempre più vissuto, da parte di chi lo sostiene, come un elemento di discontinuità rispetto al bipolarismo che abbiamo conosciuto, caratterizzato da grandi partiti baricentrici deboli e da partiti minori capaci di esercitare un diritto di vita e di morte sulle coalizioni.
Ebbene, anche se la disponibilità a negoziare dovesse dipendere dal disegno di creare le condizioni per una tregua lunga, essa va valutata positivamente. E’ questo il giudizio prevalente nel Paese, che vuole la soluzione dei problemi e non la ripresa delle faide tra i partiti. Nelle grandi democrazie, in momenti delicati della vita nazionale, le coalizioni larghe non hanno scandalizzato nessuno.
Le grandi riforme, del resto, hanno bisogno di ampio consenso. Una cosa pare infatti certa. Occorre un adeguato lasso di tempo perché il processo di riforma delle istituzioni possa compiutamente realizzarsi, dispiegando tutti i suoi effetti,e consentendo quindi eventuali correzioni di rotta,di fronte a incomprensioni o rifiuti manifestati dagli elettori.
Le esperienze fatte in questi anni in tema di grandi riforme dimostrano che un’alternanza che produce una totale discontinuità negli indirizzi di governo non è in grado di riformare un bel nulla. Finora, ogni nuovo governo, non appena insediato, si è proposto di fare la riforma della riforma voluta dal governo che lo ha preceduto, con la conseguenza che di nessuna riforma si possono verificare a regime i risultati. Pare che l’attuale governo voglia invertire questa tendenza; a cominciare dalla riforma universitaria voluta dal ministro Gelmini, e che il ministro Profumo è intenzionato, con qualche correzione, ad attuare.
Prevedere che un governo delle riforme abbia bisogno di un tempo più lungo di quello che rimane di questa legislatura, può costituire un atto di responsabilità da parte dei partiti dell’attuale maggioranza.
Se ciò non accadrà, la democrazia italiana continuerà essere debole, con il rischio che dopo il governo tecnico possano di nuovo prevalere derive populiste ed emergere nuovi uomini della
provvidenza
.

SALVO ANDÒ

domenica 12 febbraio 2012

Tutti i limiti di un bipolarismo di facciata. Una riforma che dia la parola agli elettori

da “La Sicilia” del 12 febbraio 2012


Non serve a nessuno continuare a recriminare sulle presunte pressioni esercitate dalla politica sulla Corte costituzionale nel momento in cui essa decideva sull'ammissibilità dei referendum aventi ad oggetto la legge elettorale vigente, il cosiddetto "porcellum". Su tale questione si è diviso il mondo politico, e si sono divisi anche gli studiosi. In punto di diritto, le argomentazioni dei favorevoli e dei contrari all'ammissibilità erano tutte degne di considerazione.
Adesso, comunque, si tratta di guardare avanti, dando una risposta congrua alle aspettative di tutti quei cittadini che si sono mobilitati a raccogliere le firme (e si è trattato di una mobilitazione senza precedenti ), per abrogare una legge elettorale che priva nei fatti gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.
Tenuto conto delle posizioni espresse dalla Corte Costituzionale, se la legge elettorale non può essere abrogata in toto per via referendaria, l'alternativa è: o ricorrere a dei referendum manipolativi, che modificano la legge elettorale facendone sopravvivere l'impianto complessivo, o seguire la strada parlamentare confidando nel fatto che, in un periodo di tregua politica come quello che si sta vivendo con il governo Monti, i partiti che fanno parte della larghissima maggioranza che sostiene il governo possano trovare un'intesa che sia rispettosa dell'opinione del paese.
Se non dovesse farsi né l'una né l'altra cosa, e se si dovesse votare con l'attuale legge, il rischio molto concreto è quello di avere lo "sciopero degli elettori", ai quali non rimarrebbe altro strumento per far valere il proprio punto di vista che quello di non andare a votare.
Ormai si sa tutto dei pro e dei contro dei diversi sistemi elettorali che sono stati finora presi in considerazione. Tutti i partiti dovrebbero essere in grado di fare delle scelte. E tuttavia, trapiantare un sistema elettorale di un paese in un altro non è un'operazione facile, perché la resa di un sistema dipende da abitudini sociali e culture politiche che sono proprie di un determinato territorio. Una cosa pare però certa. Un buon sistema elettorale per l'Italia dovrebbe essere un sistema diverso da quelli sperimentati dopo la fine della "prima Repubblica ". Tutti sistemi che muovevano dall'idea che il bipolarismo dovesse rappresentare la panacea di tutti i mali che affliggono la politica italiana.
Il bipolarismo, così come l'abbiamo interpretato in Italia, ha dato prove pessime, sia con governi di centrodestra, che con governi di centro sinistra. Leggi elettorali eccessivamente costrittive hanno creato schieramenti partitici affollati al proprio interno da partiti e gruppi politici che avevano poco in comune, o addirittura partiti scaturiti, come è stato detto, da una sorta di fusione a freddo di vecchi partiti o di pezzi di vecchi partiti.
Questi schieramenti, che apparivano già in partenza assai disuniti , in corso d'opera si sono sfasciati, e hanno finito con il produrre nuovi partiti e partitini (mai tanto numerosi nella storia unitaria ).Tanto disordine ha fatto persino emergere raggruppamenti politici fatti soltanto da transfughi dai diversi partiti, i quali si sono messi insieme al solo scopo di far cadere un governo o di garantirne la sopravvivenza.
Le leggi elettorali del bipolarismo, da questo punto di vista, hanno reso ancora più drammatica la questione morale in cui si dibatte da anni sistema politico italiano , ormai alle prese con una crisi di credibilità sempre più evidente ; solo il 4% degli italiani dichiara di avere fiducia nei partiti politici.
Con le alleanze coatte non si va da nessuna parte. Con un bipolarismo di facciata, peraltro rifiutato dal paese, non si fa crescere una cultura dell'alternanza proprio perché manca un'adeguata tensione bipolare, che non può scaturire dal fatto che delle tifoserie ,più o meno organizzate, si insultano a vicenda, senza che emerga un vero conflitto tra progettualità politiche diverse, tra visioni del mondo distinte.
Non sono i sistemi elettorali maggioritari, in un paese come il nostro in cui sopravvivono forti sentimenti di appartenenza partitica che nessuna legge elettorale può cancellare , che possono assicurare una buona governabilità , bensì congegni che garantiscano la funzione di governo in Parlamento e stabilizzino la vita dei governi attraverso la previsione di istituti come quello della fiducia data al solo Presidente del Consiglio e della sfiducia costruttiva che può prevenire il formarsi di maggioranze solo negative. Si porrebbe, per tal via, il parlamentare di fronte all'alternativa di scegliere tra una coalizione in grado di governare e lo scioglimento anticipato.
Nell'agenda del governo Monti non sono previste le riforme istituzionali, a cominciare da quella elettorale. Questo non può significare, però, che una coalizione così larga, che addirittura si propone di ripensare la stessa forma di Stato, rimodellando lo Stato sociale, non debba affrontare questioni istituzionali irrisolte da sempre . La finzione di un governo sostenuto da una maggioranza politica che non si vuole autoriconoscere come tale, è un ipocrita atto di omaggio al bipolarismo. Non si comprende perché partiti che votano le stesse leggi, debbano poi ignorarsi e limitarsi a riconoscere la regia del Presidente del Consiglio con riferimento ai comportamenti parlamentari posti in essere.
Si tratta di un teatrino della politica che non può durare a lungo .Più durerà il governo Monti, più questa idea di una maggioranza che c'è ma non si deve vedere sarà insostenibile. Questo Governo è sorretto da partiti che si sono assunti la responsabilità di governare insieme, sconfessando nei fatti le liturgie del bipolarismo, nel modo primitivo in cui è stato inteso in Italia in questi anni. Tenuto conto di ciò ,pare del tutto normale che i partiti della coalizione si riuniscono intorno a un tavolo per discutere di una nuova legge elettorale , e che il solo partito che si dichiara d'opposizione, la Lega , a quel tavolo non voglia sedere.
Avviare un confronto sulla legge elettorale, con il serio proposito di modificarla , costituisce poi una grande opportunità per affrontare questioni istituzionali delle quali da anni si discute. Sono state create nel corso degli ultimi trent'anni commissioni bicamerali, commissioni di studio, che hanno analizzato tutto ciò che c'era da analizzare con riferimento alle disfunzioni del sistema istituzionale. Tanto lavoro è approdato a un nulla di fatto. Adesso ci sono le condizioni politiche per affrontare questioni che riguardano il riordino della forma di governo, a cominciare dalla riforma del bicameralismo paritario, retaggio di un parlamentarismo inadeguato ai bisogni della società italiana, e dai punti chiave di una legislazione di contorno alla legge elettorale. Si tratta finalmente di consentire all'opinione pubblica di conoscere ciò che avviene dentro i partiti, per far sì che i principi che riguardano la trasparenza ed il metodo democratico , che dovrebbero valere per tutti gli apparati pubblici , possano valere anche per il mondo dei partiti.
SALVO ANDÒ

lunedì 23 gennaio 2012

Relazione di Francesco Barbalace al convegno dei Circoli Socialisti del 23 gennaio


Dati relativi agli anni dal 1994 al 2012 riferito il primo  all’inizio della cosiddetta 1^ Repubblica ed il secondo al … travaglio in atto … per la nascita della 3^ Repubblica.
12^ Legislatura   15 Aprile 1994    -   09 Maggio 1996      - durata complessiva 25 mesi –     N. 2 governi
                                                         1° governo Berlusconi 10 maggio 1994 -17 gennaio 1995   (8 mesi)                                                                               
                                                         1° governo Dini 17 gennaio 1995 – 17 maggio 1996 (17 mesi)
·         inizia ufficialmente la 2^ Repubblica e si vota , per la prima volta, con il sistema maggioritario (Legge Mattarella)
13^ Legislatura   9 maggio 1996  -  29 maggio 2001          - durata complessiva 60 mesi  -      N. 4 Governi
                                                         1° governo Prodi 15 maggio 1996  - 21 0ttobre 1998 (30 mesi)
                                                         1° governo Alema 21 ottobre 1998 – 18 dicembre 1999 (14 mesi)
                                                         2° governo D’Alema 22 dicembre 1999 – 25 Aprile 2000 (4 mesi)
                                                         2° governo Amato 25 aprile 200  - 11 giugno 2001 (13 mesi)  
14^ Legislatura  30 maggio 2001  - 27 aprile 2006              - durata complessiva 60 mesi  -     N. 2 governi
                                                         2° Berlusconi 11 giugno 2001 – 23 aprile 2005 (46 mesi)
                                                         3° Berlusconi 23 aprile 2005  - 17 maggio 2006 (11 mesi)
·         In questa legislatura, a causa dei bizantinismi della legge elettorale maggioritaria, non vengono assegnati  11 seggi alla Camera che non raggiunge il plenum dei 630 deputati.
15^ Legislatura  28 aprile 2006 – 28 aprile 2008  (732 gg)  -                                                         N. 1 governi
Si  vota con il sistema elettorale di cui alla legge 270/2005 con  premio di maggioranza
                                                          2° governo Prodi  17 maggio 2005 – 7 maggio 2008 (732 gg)
·         il governo implode per insanabili contrapposizioni tra i Partiti che avrebbero dovuto sostenerlo
16^ Legislatura  29 aprile 2000 – tuttora in corso -                                                                       N. 2 governi         
                                                          4° governo Berlusconi  8 maggio 2008 –  26 novembre 2011
                                                          1°governo Monti dal 16 novembre 2011 - … in carica
** Nei 18 anni considerati (1994-2012) si sono alternate 5 legislature (dalla 12^ alla 16^ tuttora in corso) e si sono avvicendati ben 11 governi (compreso quello in atto) per una durata media di anni 1,6 per ciascuno di essi.
La 12^ legislatura (governo di centro destra) si conclude in 24 mesi mentre la 15^ (governo di centro sinistra) si conclude in soli 732 giorni. Se la durata delle cinque legislature fosse stata pari alle previsioni del dettato costituzionale saremmo dovuti arrivare al 2019.
Le leggi elettorali adottate nel periodo considerato sono state tre:
a) la legge Mattarella del 04/08/1993 (Mattarellum);
b) la legge Tatarella del 24/02/1995 (Tatarellum);
c) la legge Calderoli del 21/12/2005 (Porcellum).
I suddetti dati e le leggi elettorali adottate dal 1994 in poi hanno rafforzato le ragioni e le condizioni per una maggiore stabilità dei governi rispetto agli anni precedenti? hanno determinato una migliore selezione della classe dirigente ed una più elevata qualità della stessa e quindi garantito più alti livelli di moralità e trasparenza( nella regione siciliana ben 30 deputati su 90 cioè 1/3 del totale sono allo stato inquisiti)? I Partiti cd liederistici hanno determinato le condizioni per una concreta e corretta vita democratica al proprio interno o al contrario attraverso il bipolarismo hanno realizzato intese ed alleanze solo di natura elettoralistica che hanno impedito, di fatto, alla destra ed alla sinistra di assicurare una seria governabilità al Paese contribuendo, tra l’altro, ad eliminare dalla rappresentanza politica del Paese i grandi filoni ideali e culturali che,dal dopoguerra in poi, avevano contribuito alla sua ricostruzione ed alla sua  crescita.
Stanno in tutto questo le molte ragioni  per cui tanti cittadini espressione di queste aree culturali, semplici cittadini,intellettuali, giovani sostenuti da forte passione civile hanno ritenuto di organizzarsi in Associazioni, Movimenti , Circoli, Fondazioni,Gruppi di varia estrazione nelle reti informatiche, o altro ancora ritenendo che fosse opportuno e necessario opporsi ai processi di omologazione apparsi, in talune circostanze, particolarmente pesanti.
Certo non sono stati anni facili e tuttavia in tanti possiamo dire, che nelle realtà nelle quali siamo stati presenti, abbiamo contribuito ad alimentare dibattiti e confronti non solo sui temi specifici dei singoli territori ma anche, più in generale, sui temi dello sviluppo, della partecipazione e quindi dei sistemi elettorali da modificare.                                   
A cominciare, per quanto ci riguarda, dai circoli socialisti, abbiamo  tutti esercitato una funzione di “sussidiarietà orizzontale” rispetto alla afasia dei due grandi blocchi politici contrapposti.
Tutto ciò è indicativo non solo dei limiti della legge elettorale in vigore e del bipolarismo  che ne deriva ma più in generale testimonia della grave crisi della politica e quindi dei Partiti attuali i quali per propria esclusiva responsabilità,           più di recente della maggioranza di centro destra ma nel recente passato anche di centro sinistra, hanno finito, a causa delle proprie divisioni interne e dell’alto livello di rissosità nel Parlamento con il delegare ad altri le proprie funzioni di governo.
Negli ultimi 18 anni il nostro Parlamento non solo non ha affrontato i problemi prioritari del Paese rispetto alle questioni economiche incombenti ma addirittura, sul piano comportamentale, il principio della” etica del dovere” è stato soppiantato da quello del “ vietato vietare”.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha opportunamente sottolineato nel suo messaggio di fine anno la necessità e la urgenza di una “rigenerazione della Politica”.
Siamo oggi probabilmente alla fine di un ciclo politico per cui taluni interessi sociali ed economici (CONFINDUSTRIA, OO.SS. ) tendono ad accorparsi ed a confrontarsi con la politica non più separatamente bensì congiuntamente e quindi chiedono al Governo una diversa direzione di marcia attraverso la adozione di politiche per lo sviluppo mentre ordini professionali, lavoratori autonomi di settori diversi tendono a fare cartello per pesare di più.
 Si tratta di lobbies, alcune delle quali in verità si muovono solo a tutela di interessi troppo particolaristici, oppure sono anche sintomo di nuovi fermenti che ripropongono il tema della “ripoliticizzazione della società” per la quale ripartendo dai territori e facendo leva su idee leggibili e credibili si sia capaci di anteporre agli interessi particolari, non sempre legittimi, di taluni gruppi sociali e politici gli interessi generali del Paese.
In questi anni abbiamo assistito ad un centro destra attraversato da fortissime divisioni con una linea politica appannata e contraddittoria sul piano interno ed internazionale. Il PDL, in particolare, non sembra potere intraprendere il cammino per la costruzione di un partito di centro destra europeo nonostante la adesione al PPE. Dall’altro lato vediamo un centro sinistra altrettanto diviso, appesantito ed incerto per potere dare una lettura aggiornata della complessità della società attuale cosa assolutamente necessaria se non addirittura prioritaria per la costruzione di una “coalizione di governo”. Il PD in particolare rischia di rimanere in mezzo al guado  tra il perseguimento della vecchia e grigia concezione dell’alternativa di sinistra mascherata con la nuova frontiera progressista e moderna del post - berlusconismo e l’alleanza con il populismo dell’ IDV e taluni stereotipi di SEL aprendo al suo interno un conflitto assai difficile da comporre tra la componente ex Margherita ed i “non pentiti superstiti del comunismo internazionale”.
Rispetto a tutto ciò dalle colonne de “ Il Riformista” l’on . Emanuele Macaluso  chiede al PD  a) di chiarire se guarda ad una alleanza larga, cioè compreso l’UDC, che abbia l’ambizione di governare e non solo di vincere o persegue la linea della caccia all’ultimo voto con l’ultimo alleato utile “per sconfiggere il nemico”; b) come intende affrontare la complessa materia dei contratti di lavoro e la rivisitazione del nostro welfare; c) quale debba essere la nuova base politica e culturale per affrontare le nuove sfide di oggi e di domani.
Tutto questo ripropone il problema di alleanze coerenti che l’attuale sistema bipolare con i doppi premi di maggioranza non solo non garantisce ma finora ha determinato una sorta di conventio ad escludendum  rispetto a vaste aree politiche e culturali accomunate da una comune e solida cultura di governo.  
 Per quanto ci riguarda pensiamo che si tratti di lavorare ancora assieme a chi in questi anni ha guardato e tuttora guarda alla possibile ricomposizione degli schieramenti politici attraverso la costituzione di nuove ampie formazioni recuperando il contributo ideale e politico delle forze che nei lunghi anni della ricostruzione del nostro Paese avevano dato prova di straordinarie capacità di governo.
Parlando per un momento di noi “circoli socialisti Sicilia” in anni difficili ed in solitudine abbiamo operato per organizzare una comunità socialista che partisse dal basso e cioè dal territorio. Lo abbiamo fatto , a fronte della persistente afasia di PDL e PD, promovendo non poche occasioni di confronto e di dibattito  spesso in concorso con la Fondazione Nuovo Mezzogiorno resistendo alla idea che altri dovesse e potesse parlare per noi. Ciò riguarda oggi anche il PSI che spesso si è limitato ad operazioni per garantire la proiezione parlamentare di qualche dirigente centrale e ciò, forse, continua a fare immaginando, proprio qui da noi, di riciclare taluno che dopo avere acquisita la ricompensa in altri siti ritorna a parlare di socialismo.
Da dove cominciare o meglio come continuare. Intanto dall’invito ai rappresentanti non solo delle Associazioni e dei Movimenti oggi presenti ( ma a tanti altri attivi nelle diverse realtà regionali che contattati hanno dichiarato  disponibilità al confronto) a fare rete per concorrere non contro i Partiti ma accanto ad essi a mettere in moto questa nostra democrazia bloccata.
 Uno degli strumenti a cui pensiamo è quello delle Scuole di Democrazia che vorremmo mette4r in cantiere con l’aiuto della Fondazione Nuovo Mezzogiorno.
I sondaggisti elettorali ci dicono che 1/3 circa dei cittadini italiani considera la politica  poco credibile o addirittura privatizzata per nel rapporto DEMOS leggiamo che il 48% di essi italiani che la democrazia italiana possa vivere senza i Partiti. Non siamo certo messi bene ma nonostante ciò mi schiero con il restante 52% degli italiani e mi ostino a pensare che la POLITICA  abbia ancora un futuro se non si vuole che con la decadenza dei Partiti attuali decada anche la democrazia.  
Come si è arrivati a tutto questo? A mio parere vi hanno contribuito, da una parte, l’invenzione berlusconiana del cd “partito liquido” che ha concorso a “liquidare” l’interesse per la politica e dall’altra la direzione di marcia spesso incerta e contraddittoria del PD dovuta alle sue troppe anime interne che ha indebolito la sinistra riformista e di governo. Abbiamo  cioè visto Partiti privi di forte identità protesi  prevalentemente ad ottenere consensi ovunque e comunque.
  A fronte del perdurare della insufficiente credibilità del sistema politico e della violenza che deriva dall’attuale sistema elettorale rappresentanti della cultura del socialismo gradualista ed egualitario, del cattolicesimo riformatore liberale,del laicismo liberale e repubblicano possono porre le basi per ricostruire le ragioni e l’esperienza umana e sociale di una nuova sinistra democratica in Italia guardando anche, sotto il profilo organizzativo, a convergenti forme di presenza politica.
La decisione della Consulta sulla inammissibilità del referendum( il Prof Sabino Cassese dovrebbe depositare proprio oggi le motivazioni della decisione assunta) pone alle forze politiche il dovere urgente di intervenire per il superamento delle due più gravi anomalie del cd Porcellum  e cioè il intervenendo sul doppio premio di maggioranza e le liste bloccate.
Una seria riforma elettorale dovrebbe riuscire a centrare tre obiettivi concreti: a) garantire la governabilità del sistema politico; b)restituire la scelta degli eletti agli elettori; c) creare coalizioni e alleanze di governo e non meri cartelli elettorali.
E’  possibile oggi porre rimedio al bipolarismo imposto per legge ed al dogma del maggioritario che hanno prodotto coalizioni che al proprio interno contemplano la maggioranza e la opposizione, che hanno determinato la proliferazione di partiti e partitini. Se è vero che in nessun Paese civile il discredito per la politica ed i Partiti è elevato come in Italia, la idea che nel 2013 si possa ritornare alla politica che abbiamo fin qui conosciuta in questi anni credo faccia accapponare la pelle (Michele Salvati)
Se si vuole evitare tutto ciò si tratta per i Partiti di “approfittare” della sospensione delle ostilità che il governo Monti sembra assicurare cominciando a fare proposte concrete sulla legge elettorale cercando un accordo mediano  e scegliendo tra il modello tedesco (proporzionale personalizzato) modello francese (uninominale a doppio turno) o modello spagnolo (proporzionale con forti effetti maggioritari) . Quest’ultimo, a mio parere, premia il radicamento territoriale dei candidati, salvaguarda la governabilità ed il rispetto delle coalizioni garantisce il ruolo dei Partiti senza incentivare la frammentazione, attenua il rischio del trasformismo parlamentare dei futuri eletti. L’altra ipotesi è il sistema elettorale proporzionale sia pure con soglia di sbarramento ma senza premio di maggioranza.
Le conclusioni di questo incontro sono affidate all’On. Salvo Andò  Presidente della Fondazione Nuovo Mezzogiorno ed al Sen. Gianpiero  D’ Alia capogruppo al Senato della Repubblica del Partito dell’UDC che sui temi del superamento del bipolarismo e sulla necessità di introdurre nel nostro sistema elettorale maggiori spazi di proporzionalismo sembra avere seguito un percorso lineare e coerente.. Ai rappresentanti delle Associazioni e dei Movimenti che hanno accettato il nostro invito di oggi chiediamo la disponibilità a  continuare nel cammino intrapreso attorno alle cose che qui, molto modestamente, mi sono permesso di sottoporre alla comune riflessione.

sabato 31 dicembre 2011

Convegno a Messina

Crisi della politica e ricomposizione degli schieramenti
Il contributo dei Circoli Socialisti




L’Italia ha bisogno di un movimento socialista.

L’incontro si terrà a Messina il 23 gennaio 2012 a partire
dalle ore 15,30 presso il Palacultura
“Antonello da Messina” in viale Boccetta n°343.

domenica 6 novembre 2011







2^ CONFERENZA ECONOMICA
LA SICILIA DENTRO LA CRISI
“COME NE USCIRÀ?”

Sala Rossa, Palazzo dei Normanni – Palermo
18 Novembre 2011
ore 10,00/13,00 - ore 15,00/18,00


Presiede: On. Prof. Salvo Andò
Presidente della Fondazione Nuovo Mezzogiorno

Relatori:

Dott. Giuseppe Arrica
Direttore Banca d’Italia Palermo

Prof. Calogero Guccio
Docente di Finanza Pubblica presso l’Università di Catania

Prof. Maurizio Caserta
Docente di Economia Politica presso l’Università di Catania

Interventi:

Prof. Gaetano Armao
Assessore Regionale all’Economia
 
Avv. Carmelo Calì
Segretario Regionale Confconsumatori
 
Dott. Saverio Continella
Direttore Generale del Credito Siciliano
 
Dott. Claudio Costantino
Dottorando di Ricerca presso l’Università Kore di Enna
 
On. Antonello Cracolici
Capogruppo Pd all’Ars
 
Sen. Gianpiero D’Alia
Capogruppo Udc al Senato
 
On. Innocenzo Leontini
Capogruppo Pdl all’Ars
 
Dott. Ivan Lo Bello
Presidente Confindustria Sicilia
 
Avv. Antonio Matasso
Studioso romanista

Prof. Fabio Mazzola
Preside Facoltà di Economia presso l’Università di Palermo

Prof. Sebastiano Mazzù
Professore Associato di Economia degli intermediari finanziari
presso l’Università di Catania
 
Prof. Giacomo MulèPreside della Facoltà Scienze Umane e Sociali presso
l’Università Kore di Enna
 
Notaio Carlo Saggio
Presidente Sicilia Orientale della Compagnie Opere

Dott. Salvo Spagano
Assegnista di ricerca presso il D.E.M.Q. dell’Università
di Catania
Dott. Francesco Tornatore
Cavaliere del Lavoro – Industriale
 
Sen. Prof. Carlo Vizzini
Presidente Commissione Affari Costituzionali Senato

Dott. Davide Zammataro
Consulente Aziendale

lunedì 3 ottobre 2011

I Circoli Socialisti della Sicilia sostengono Libera Italia


LIBERA ITALIA
ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELLA DEMOCRAZIA LAICA, LIBERALE E SOCIALISTA

AI CITTADINI SENZA RAPPRESENTANZA

Cara amica, caro amico,
lanciamo un censimento degli individui e dei gruppi (locali, nazionali, online) che si richiamano alla tradizione laica, liberale, radicale, repubblicana e socialista al fine di tracciare, senza esclusioni, una grande mappa di quest’area politico-ideale.
Delineata la mappa, ci impegniamo a convocare una Costituente per organizzare definitivamente LIBERA ITALIA – Associazione nazionale della democrazia laica, liberale e socialista.
Puoi partecipare all’iniziativa:
a) sottoscrivendo il Manifesto-appello;
b) iscrivendoti a Libera Italia come socio individuale o collettivo.
 All’Assemblea Costituente potranno partecipare sia i sottoscrittori che gli aderenti a Libera Italia; ma solo gli iscritti paganti avranno diritto di voto. L’Assemblea Costituente sarà convocata solo al raggiungimento, entro tre mesi, della soglia minima di almeno 1000 soci paganti.
Confidiamo che ogni destinatario di questa lettera la inoltri agli amici interessati. Contribuisci tu stesso a creare un movimento in rete.
L’iniziativa è autogestita ed autofinanziata.
Il tuo sostegno è indispensabile per realizzare il progetto politico LIBERA ITALIA.
Un saluto fraterno,

Massimo Teodori – Luigi Covatta

venerdì 30 settembre 2011

Convegno dei Circoli Socialisti ad Augusta (SR)


Venerdì 7 ottobre ad Augusta (SR), presso Palazzo San Biagio (via Roma n°88) si terrà un dibattito su “Crisi del bipolarismo e ricomposizione degli schieramenti”. Coordinerà i lavori il compagno Giovanni Ranno, concluderà Salvo Andò. Parteciperanno Ciccio Barbalace, Turi Lombardo e Carmelo Saraceno. I compagni che desiderino pernottare ad Augusta, possono rivolgersi all’indirizzo di posta elettronica info@circolisocialisti.it.