domenica 23 gennaio 2011

Appello ai socialisti vecchi e nuovi perché continui una grande storia politica


(rivolto a coloro che hanno una storia socialista e a coloro che vorrebbero averla)

I Circoli Socialisti intendono stimolare una discussione sulla possibilità di avviare forme di consultazione ed iniziative politiche tra i tanti compagni che hanno militato nel PSI e i tanti giovani che guardano alla tradizione socialista come alla grande assente nel dibattito culturale dell’Italia della Seconda Repubblica.
Si tratta di mobilitare risorse importanti per promuovere forme di lavoro politico capaci di mettere insieme i socialisti ovunque collocati e di favorire il diffondersi di una cultura autenticamente riformista in Sicilia.
Molti sono i socialisti che hanno rifiutato in questi anni di intrupparsi in altri partiti e di “sbandati” usciti da un PSI distrutto per andare altrove. Il disastro prodotto da una politica che non c’è ha dimostrato che di una aggregazione di soggetti che si richiamano alla tradizione socialista (partiti, fondazioni, associazioni, liste locali, etc.) c’è bisogno.
I socialisti non possono continuare a fare i conti con “l’ingiustizia” che ha travolto il socialismo democratico lamentando la persecuzione che si è abbattuta su di essi, ma devono confrontarsi con i problemi concreti posti da una transizione infinita verso un nuovo sistema politico che rimane ancora indefinito. I protagonisti politici di oggi appaiono assolutamente inadeguati e le risposte finora venute allo stato di degrado attuale della politica appaiono tutt’altro che convincenti, a partire da quelle che vengono dalla nostra area tradizionale di riferimento, la sinistra.
L’adozione di sistemi elettorali tendenzialmente bipolari ha mortificato la rappresentanza, violando i diritti costituzionali dei cittadini; ha fatto proliferare simboli di partito destinati a sparire nel giro di pochi anni che non esprimono vere identità politiche trattandosi di partiti padronali, dei quali il trasformismo costituisce la qualità prevalente.
La confusione politica regna sovrana oggi sia a Roma che a Palermo.
In questa cosiddetta “transizione” verso il nuovo tanti socialisti siciliani sono rimasti fermi a principi e valori tutt’altro che obsoleti e pur tra infinite difficoltà continuano a costituire punti di riferimento nel territorio, svolgendo un lavoro prezioso nelle amministrazioni locali.
La gran parte dei socialisti non si è arruolata in altri Partiti, cercando di difendere invece una tradizione politica che ha contribuito in modo decisivo a radicare nel nostro Paese la cultura dello Stato di diritto e la pratica democratica.
Ancora oggi, nonostante le difficoltà affrontate in questi anni, c’è tra i socialisti una diffusa volontà di ritrovarsi.
Quella socialista era una forte comunità che esprimeva grandi passioni politiche.
I promotori di questo appello vogliono che quella comunità possa ricostituirsi, al di là di qualunque calcolo elettorale, per promuovere attraverso tanti giovani che credono nei valori del riformismo il rinnovamento della politica.
L’implosione dell’attuale sistema politico pare inevitabile.
Per questo ci ostiniamo, ancora oggi, a tenere aperto il cantiere socialista nel quale tutti possano lavorare, a riflettere sulla decadenza della politica, sulla domanda insoddisfatta di partecipazione, sulla mancanza di prospettive per le nuove generazioni.
A livello nazionale si parla in modo esplicito di riformare la legge elettorale che ha imposto un bipolarismo nemico della buona politica e delle riforme.
Molti di noi sono in politica come amministratori locali, perché eletti in diverse liste civiche. Oggi avvertiamo molto forte il bisogno di individuare un luogo per discutere delle cose che si possono fare insieme.
La Sicilia può rappresentare un “laboratorio politico” per indicare percorsi che consentano di uscire dall’attuale crisi attraverso la ricostruzione di un “movimento” antico.
Questo appello è rivolto ai socialisti che dopo il ‘93 hanno avuto il merito di dar vita ad organizzazioni che parlano di socialismo e vogliono continuare a difendere la storia socialista, ma è anche indirizzato ai molti militanti socialisti di un tempo che si trovano in schieramenti diversi e che manifestano grande delusione per le esperienze fatte in questi anni; ed è rivolto soprattutto ai giovani che per la loro età non hanno memorie da difendere ma passioni da coltivare.
Questo nostro appello è rivolto, insomma, a quanti continuano a nutrire la speranza che si possa riorganizzare una comunità socialista cominciando dal “basso” e percorrendo tutte le strade possibili per fare sentire la propria voce nella politica regionale. Siamo certi che partendo oggi dal territorio sarà più facile trovare domani un punto di convergenza a livello nazionale.
Siamo convinti di poter valorizzare risorse umane valide per realizzare una politica di cambiamento che affronti, innanzitutto, le disfunzioni più gravi di un sistema politico che da tempo appare privatizzato da parte di nomenclature inamovibili e autoreferenziali. Occorre ricostruire i luoghi della politica, occorre ricostruire i soggetti politici che sono stati travolti dalle crociate dell’antipolitica. I buoni politici, cioè quelli competenti e onesti, sono i veri tecnici della democrazia. Riattivando forme di partecipazione che rispondano alle domande della gente comune si può modernizzare il Paese, avviare politiche della crescita davvero virtuose, diffondere la cultura della legalità, promuovere un patto costituente che serva all’Italia per rimettersi in marcia. Tutto ciò si può e si deve fare in Sicilia dove la dissoluzione del sistema politico è sotto gli occhi di tutti con conseguenze che stanno penalizzando pesantemente le prospettive di sviluppo di una regione che ormai è l’ultima di tutte le regioni in tema di qualità della vita e di benessere garantiti ai cittadini.